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Il Ponte degli Alpini

Durante la prima guerra mondiale sul celebre ponte passarono le truppe italiane del generale Luigi Cadorna per affrontare la difesa dei territori dell’altopiano dei Sette Comuni(da questo evento è nato il soprannome di Ponte degli Alpini).

Il ponte fu poi raso al suolo per la terza volta il 17 febbraio 1945 appena passate le 19, ora in cui iniziava il coprifuoco, il Ponte Vecchio di Bassano veniva lacerato da una forte esplosione. L’azione di sabotaggio, che faceva parte di un piano più vasto voluto dagli Alleati contro i ponti della Pedemontana, fu eseguita da un gruppo di 15 partigiani tutti armati e in bicicletta, due dei quali trainavano ciascuno a rimorchio un carrettino carico di esplosivo innescato. I danni furono notevoli e ci furono anche due vittime. Il comandante del gruppo era Primo Visentin nome di battaglia “Masaccio”, come ricorda la targa presente ancora oggi sul ponte. Per rappresaglia i nazisti prelevarono dalle prigioni tre partigiani e li fucilarono sul ponte (Federico Alberti, Cesare Lunardi e Antonio Zavagnin) con addosso l’usuale cartello recante la scritta “Io sono un bandito”.

Il ponte fu ricostruito nel 1947 secondo l’originale disegno di Palladio.

Il ponte infine fu gravemente danneggiato dalla eccezionale piena con alluvione del 4 novembre 1966, a seguito della quale venne effettuato un sistematico restauro strutturale.


Il Viale dei Martiri

Il massiccio del Grappa fu l’epicentro, nel biennio conclusivo della seconda guerra mondiale, della sanguinosa lotta di liberazione che valse alla Città di Bassano del Grappa il conferimento il 9 ottobre 1946 della medaglia d’oro al valor militare.

Sul massiccio del Grappa operarono in quel biennio le formazioni partigiane Italia Libera, Matteotti e Garibaldi: momento culminante il terribile episodio del rastrellamento del Grappa dal 20 al 23 settembre che oltre a contare quasi 500 morti culminò il 26 settembre 1944 nell’impiccagione di 31 giovani, la maggior parte agli alberi di Viale XX Settembre, da allora denominato Viale dei Martiri.

I lecci del viale custodiscono ancor oggi le immagini ed il ricordo di quei martiri e di quel fatto.


Il Castello degli Ezzelini

La prima documentazione scritta che dimostra l’esistenza di Bassano risale al 998 con un documento che certifica l’esistenza della “Chiesa di Santa Maria, situata in Margnano, non molto lontano dalla riva del fiume chiamato Brenta…”. La chiesa in particolare era sorta sul colle più alto assieme a strutture fortificate poste in opera a scopo difensivo e di rifugio di popolo, beni e derrate. Le strutture più antiche del castello ancora visibili (risalenti al XII-XIII secolo) comprendono le parti inferiori di torri e murature (identificabili per la tessitura muraria in ciottoli del fiume Brenta, pietre calcaree e laterizi).

La piazza antistante era luogo di mercato e di adunanze. Nel corso del XIII secolo venne costruito un nuovo muro di cinta fino alla torre pentagonale Nord. Venne edificata anche la torre dell’Ortazzo e furono restaurate la torre di Ser Ivano e il campanile della chiesa.

Nel XIII secolo fu costruita una nuova cinta che andava a proteggere i borghi cresciuti esternamente e alla fine del XIV secolo risale l’ultimo ampliamento in parte ancora visibile in viale delle Fosse.

Nel XV secolo la fortificazione era ancora attiva prima di passare al dominio veneziano, in seguito (secondo una sorte comune ad altre strutture militari del circondario) fu dismessa e trasformata.

Il Corpo di Guardia si trova all’ingresso del percorso delle mura del Castello di Bassano del Grappa. Si tratta di uno spazio chiuso dalla Cinta storica e ha una forma di quadrilatero irregolare con lati di circa due metri e con muri di altezza variabile (da 13,50 metri a 7,50 circa) realizzati in ciottoli e laterizi a file alternate secondo la tecnica in uso all’epoca. Sull’angolo sud ovest si erge la torre di ser Ivano alta 27 metri. I due lati est ed ovest della Mura sono liberi, mentre su quelli nord e sud sono addossati corpi di fabbrica con altezza prossima a quella della Mura storica.
L’intero complesso è stato oggetto di intervento di restauro e attualmente gli spazi interni sono destinati ad accogliere mostre temporanee.